Michela Ghio / Brand styling  / Introduzione alla moodboard

Introduzione alla moodboard

Più volte mi sono interrogata su questo argomento e su come spiegare ad altre persone di cosa si tratta, così ho fatto parecchie ricerche online, ho sfogliato libri e riviste, ma ovunque ho trovato spiegazioni che quasi sempre sono indirizzate agli addetti ai lavori, mentre secondo me uno strumento del genere è utilissimo anche per la gente comune ed io per prima infatti lo sfrutto tantissimo per coinvolgere i miei clienti nei loro progetti.

Poi un annetto fa, mentre riempivo gli scatoloni per il mio trasloco, mi sono tornati in mano i miei vecchi diari…
In mezzo c’era di tutto, da quello del gatto Isidoro, passando attraverso quello fiorato della Naj Oleari, fino alle famigerate Smemorande, che per la mia generazione sono state un oggetto sacro e spesso profano.
Loro in principio avrebbero dovuto avere il ruolo di diario scolastico, ma di fatto diventavano, sin dai primi giorni, i custodi del nostro umore quotidiano e la rappresentazione visiva di tutto ciò che a scuola, ma soprattutto fuori, ci condizionava e ci ispirava.
Frasi e dediche, flyer di feste ed eventi, disegni e piccoli (o a volte spropositati) oggetti trovati ovunque, regalati o “rubati” ad un’occasione speciale.

Ogni pagina era una sorta di mappa in cui si tracciavano dei percorsi che delineavano il nostro stato d’animo.

Insomma i nostri cari vecchi diari erano un Facebook cartaceo che raccontava le nostre giornate, le nostre emozioni e le nostre idee.
E tiro in ballo Facebook non a caso, perché sono convinta che i social abbiano giocato una parte fondamentale nell’attuale modo di concepire le moodboard.
Una volta erano effettivamente un mezzo utilizzato da diversi professionisti, specialmente in ambito creativo, per buttar giù le prime idee ed ispirazioni relative ad un progetto e spesso erano grossi cartelloni o tavole su cui materialmente si raccoglievano diversi elementi utili a definire una direzione dei nostri propositi e l’idea creativa dominante (concept).
Poi, con l’arrivo del digitale, chiaramente molte persone si sono spostate sui computer per riprodurre più agevolmente le moodboard e quindi condividerle con un team di lavoro o con il cliente, ma è soprattutto con la nascita dei social network (pensiamo a Pinterest) che la diffusione di questo strumento è aumentata esponenzialmente.
Quella che prima era una prerogativa di designer e architetti soprattutto, diventa per tantissimi utenti un divertissement, attraverso il quale archiviare idee per l’arredo della casa, per gli outift di stagione o anche solo per condividere immagini con altre persone.

Ecco, la moodboard è un linguaggio nel quale le immagini sostituiscono le parole.

Cosa vuoi comunicare con il tuo brand? Come descriveresti il tuo temperamento o le tendenze a cui vorresti ispirarti? Quali colori senti più vicini alla tua immagine?
Per rispondere a tutte queste domande in maniera esaustiva servirebbero tempi lunghi e il significato di alcune parole potrebbe essere frainteso o comunque soggetto ad un’interpretazione non corretta, mentre la comunicazione visiva elimina certe sfumature ed è quindi di rapida lettura e facile comprensione.
Dunque la moodboard è uno strumento utile ed intuitivo, attraverso il quale è possibile trasmettere una sensazione, un concetto, una preferenza e uno stato d’animo (il mood appunto).

E perché le moodboard sono utili non solo ai “tecnici”, ma anche a chi loro si rivolge?
  • perché crea un’immediata visione d’insieme della proposta, che facilita e accorcia i tempi di comunicazione tra professionista e cliente
  • perché stabilisce il fil rouge e lo stile dominante del progetto (che deve essere creato su misura del cliente)

Esiste un unico modo o delle regole precise per “confezionare” una moodboard?
Chiaramente no, perché è giusto che anche la forma sia rappresentativa della sensibilità personale e delle proprie inclinazioni.

Nella foto qua sotto trovi alcuni esempi, che ho realizzato per diverse finalità, seppur per contesti analoghi.

In questi esempi, oltre allo stile comunicato attraverso le immagini scelte, esce fuori il mio carattere e il mio punto di vista; se le stesse moodboard fossero state create da una qualsiasi altra persona, anche con i medesimi elementi, sicuramente sarebbero state concepite con un linguaggio espressivo totalmente diverso.

Ok, l’argomento merita sicuramente ulteriori approfondimenti e quindi in futuro scriverò altri post per analizzarlo in maniera più dettagliata, magari anche in base alle vostre richieste.
Se hai qualche suggerimento da lasciarmi o vuoi chiedermi qualcosa di più specifico ti invito a lasciare un commento a questo post. Grazie!

Nel frattempo io sto organizzando un workshop a Torino, con una mia amica e collega e presto pubblicheremo tutte le informazioni per raccogliere le adesioni.
Se vuoi saperne di più rimani sempre in contatto con me iscrivendoti alla mia newsletter.

Prima di salutarti ti lascio un video molto suggestivo di Susanne Nielsen, una graphic designer alle prese con la sua moodboard.
A presto!

 

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